GIACOMETTI più volte dall’autore stesso.«Tutta l’arte del passato,

GIACOMETTI E L’ARTE ARCAICAOsservando attentamente le sculture filiformi di Alberto Giacometti è quasi automatico notare in esse un qualcosa di arcaico che ci fa pensare che siano state realizzate all’epoca delle civiltà più remote. In effetti, è facile notare la loro straordinaria somiglianza alla statuaria dell’antico Egitto e della civiltà Etrusca. Un’affinità facilmente rintracciabile e dichiarata a più volte dall’autore stesso.«Tutta l’arte del passato, di tutte le epoche, di tutte le civiltà, apparve davanti a me. Tutto era simultaneo, come se lo spazio avesse preso il posto del tempo». Da questa confessione nasce l’idea di restituire ai capolavori di Alberto Giacometti la loro dimensione d’eternità, avvicinando alle sue sculture sottili e longilinee, scavate nella materia come reperti archeologici, una selezione preziosa di reperti reali, usciti dai migliori musei italiani d’arte antica.In particolare, ciò a cui Giacometti fa più riferimento è l’arte egizia, per la quale si è sempre interessato fin da ragazzo e che influirà notevolmente sulle sue opere.”Le sculture egiziane hanno una magnificenza, un’armonia di linee e di forme, una tecnica così perfetta che poi nessuno è più riuscito a superare. (…) E come sono vive queste teste, come se guardassero o parlassero.” scrive Giacometti in una lettera ai familiari.1. IL CUBO (Giacometti) – FARAONE SENENMUT Il cubo rappresenta l’opera più particolare di Giacometti, se non la più affascinante. Si tratta infatti di un prisma nel quale Giacometti articola alcuni dei paradigmi essenziali della sua arte: il problema della dimensionalità, la separazione del viso e del cranio, l’iconografia della melanconia e infine il problema del ritratto che ci obbliga, di fronte a questa scultura, a creare il concetto inedito di “antropomorfismo astratto”. Ma soprattutto, con quest’opera l’autore vuole far esaltare il rapporto dei corpi con la geometria: tema ricorrente nell’arte egizia che si può trovare nelle cosiddette “statue-cubo”, ovvero rappresentazioni di personaggi che sembrano emergere da un cubo di pietra, come la celebre statua-cubo in granito del faraone Senenmut.2. FIGURINE SUR GRAND SOCLE – Sculture funerarie egizianeTra le opere “filiformi” di Giacometti troviamo Figurine sur grand socle, che rappresenta una donna ritta in piedi su una grande base cubica. Questa base squadrata è molto ricorrente anche in molte sculture funerarie dell’antico Egitto e simboleggia uno spazio delimitato che le figure sembrano infrangere.3. BUSTO DELLA MOGLIE ANNETTE – VOLTO DI NEFERTITIDa una parte, un “omaggio” di Giacometti alla moglie Annette; dall’altro, la raffigurazione della regina Nefertiti, ritratto di massima bellezza e perfezione nella forma, nel volto e nell’abbigliamento.Seppur i due busti possano sembrare alquanto differenti, è possibile notare alcune analogie: il loro volto è sollevato e fiero, suscitando vitalità, e il loro sguardo fisso in un punto sembra conferire alle figure un presente eterno.4. GIACOMETTI E L’ARTE ETRUSCAL’arte egizia non fu l’unica a ispirare le opere di Giacometti: egli prese spunto da pressocché tutta la scultura arcaica, particolarmente da quella etrusca, per quanto riguarda le sue statuetto “filoformi”In questo caso, le analogie sono più evidenti. A sinistra troviamo una delle sculture più celebri di Giacometti, L’homme qui marche; a destra, invece, dei bronzi etruschi. Notiamo quindi come lo scultore svizzero riprese i caratteri principali degli idoli etruschi, ovvero linearismo, compostezza e armonia.

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